
"Sei chiavi per una stessa porta"
Qualche settimana
fa discorrevo con un amico, cercando di fare il punto della
situazione su cosa è necessario mettere insieme per entrare in
modo efficace nella relazione uomo-cavallo che chiamiamo
comunemente "equitazione".
Ho riscoperto il valore di una teorizzazione che non è farina
del mio sacco - lo ammetto - ma che trovo utile fare oggetto di
"passaparola" tra amanti del cavallo perché, si sa, loro
di seconda mano è buono come quello nuovo ...
Ebbene, considerate che per lapertura della porta della
dimensione naturale dellequitazione siano necessarie ben 6
chiavi, tutte grandi uguali.
1) Latteggiamento.
Ne esiste uno più efficace degli altri ? Pare di sì.
E, tanto per cambiare, è il meno istintivo ed immediato che - da
bravi predatori - subito ci viene. Non è facile da descrivere,
ma ci proverò.
Innanzitutto è una sapiente via di mezzo tra i
"carotisti" ed i "bastonisti".
I primi (in maggioranza donne) non sono abbastanza energici (non
"violenti") da farsi rispettare (risultato probabile:
cavallo ribelle), i secondi (in maggioranza uomini) non sono
abbastanza delicati da farsi accettare, anzi; sono predatori
temuti (risultato probabile: cavallo sull'occhio).
La via di mezzo consiste nel non essere più delicati di un
bambino, né più forti di un altro cavallo.
Attenzione, però, a come usano la forza i cavalli tra loro:
anche se è tanta, accade subito e dura poco.
Noi uomini, invece, sappiamo essere davvero crudeli: puniamo con
forza anche dopo un fatto negativo (ma bastano pochi secondi e già
il cavallo non collega più ...) ed anche a lungo (una bella
serie di legnate, magari dopo averlo legato ...)
Latteggiamento è di giustizia, coerente e perenne.
Ciò vuol dire che la richiesta parte sempre dolce, e che -
occorrendo - il rinforzo energico arriva, sempre e puntualmente:
mai dire bugie al cavallo.
Cè chi non è mai dolce, cè chi non rinforza mai.
Si dice che i cavalli sono per natura ottimi gregari: certo,
basta solo che trovino buoni leaders naturali: avete mai
pensato a quanta (tanta) gente in sella si preoccupa di chiedere
solo al cavallo di non mangiare ("guai !!!") ed a
quanta (poca) gente si preoccupa di chiedere al cavallo anche di
mangiare ?
2) La conoscenza.
Il miglior atteggiamento, la miglior buona fede e la miglior
buona volontà del mondo non possono compensare la mancanza di
conoscenza.
Conoscenza dellinterlocutore, che qui è il nostro amico
cavallo.
Non ci credete ? Assumete il migliore degli atteggiamenti
possibili, mettetevi alla cloche di un jumbo-jet
e ... fatelo decollare !
Peccato che le vere conoscenze su chi sia il cavallo, come veda
il mondo (le cose, le situazioni e luomo) e cosa gli passi
per la mente siano: a) raramente diffuse, b) difficilmente
credute.
3) Gli attrezzi.
Un vero uomo di cavalli si riconosce non solo e non tanto per gli
strumenti che usa, quanto per quelli che non usa.
Un comunicatore usa (pochi) strumenti di comunicazione, non
(tanti) arnesi da tortura.
Lapproccio da "cervello più acuto" è più
efficiente di quello da "morso più severo".
Invece un sacco di arnesi da tortura riempie le sellerie di tutto
il mondo e fa da buona scusa a cattive mani e peggiori abitudini.
Ho visto le più accese resistenze ed i peggiori vizi
comportamentali risolti con niente più che un capezzino di corda
e una lunghina.
4) Le tecniche.
Se la conoscenza è una questione di "sapere cosa", ed
è di natura teorica, la tecnica è una questione di "sapere
come", ed è di natura pratica.
Luna è inconcepibile senza laltra.
Per molti cavalieri eccellenti a parole che ci sono in giro, ci
sono anche molti praticoni che hanno costruito il proprio sistema
di equitazione fai-da-te mettendo insieme una "zuppa"
fatta di diecimila consigli e trucchetti diversi, del tipo
"se succede questo fai quello", che non hanno una
struttura teorica, non hanno principi-guida, e quindi sono
destinati a lasciare linteressato "in panne" alla
prima volta che manca il consiglio adatto alla situazione.
5) Il tempo.
E un fattore cruciale, perché:
- conta anche tutto quello che il cavallo non passa con noi;
- i cavalli lo vivono in modo diverso da noi;
- il nostro è sempre molto "contato" e lo dobbiamo
disperatamente far fruttare al massimo;
- è spesso il cavallo a decidere quando fare e quando non fare
qualcosa.
Morale: metterci il giusto tempo è lunico modo per
metterci meno tempo.
Non ci credete ?
Pensate a quando cè da far salire un cavallo riluttante
sul trailer o sul van: chi mostra al cavallo di
potergli dare al massimo tre quarti dora ci mette un
giorno; chi dimostra al cavallo di avere un giorno ci mette al
massimo tre quarti dora.
E poi il "tempo" a cavallo è anche sinonimo di ritmo.
Per un cavallo il ritmo è tantissimo: tutte le sue andature sono
scandite dal ritmo: a due tempi il trotto e la retromarcia, a tre
tempi il galoppo, a quattro tempi il passo e la carriera.
Le persone "aritmiche" hanno più difficoltà a cavallo
di quelle "ritmiche" (pensate solo alle difficoltà di
sincronizzare le battute di sella al trotto).
Infine, il tempo a cavallo è anche sinonimo di
"tempismo", che è lo strumento didattico principale
per il cavallo, in quanto per lui non è tanto importante quello
che facciamo, ma quando smettiamo di farlo che conta: linterruzione
dello stimolo, la conversione immediata del
"discomfort" in "comfort" è la prova dellaver
dato la risposta corretta, quella desiderata dalluomo.
6) Limmaginazione.
E quello che serve a rendere gustoso il menù da proporre
al nostro partner equino, in mancanza del quale
l'equitazione diventa una noiosissima e sgradevole routine.
E quello che Einstein definì "persino più importante
della conoscenza".
E quello che ci fa trovare il modo indiretto, il
"pensiero laterale" in sintonia col cavallo, la
suddivisione dei singoli movimenti da controllare per ottenere un
effetto dinsieme.
E quello che ci fa superare le difficoltà di comprensione
del cavallo.
E quello che ci fa adattare alla situazione per trovare la
soluzione.
E uno dei sinonimi più sapidi di "intelligenza".
Sta ad ogni horseman naturale procurarsi queste chiavi
ed imparare ad usarle tutte insieme.
(Eugenio
R.)