
"Ramandolo, resina e torta di mele."
Giacomo Portesan, anima candida dun maniscalco, aveva scritto un po di tempo fa sul forum (di Mr. Horse, n.d.a.) a proposito del suo modo di trattare i cavalli affetti da navicolite, con molto entusiasmo e tanto di referenze. Parlava di ferratura alternativa, resina, nuovi e strani moderni ordigni, e prontamente era stato accolto dal tribunale della Santa Inquisizione, incarnato nella fattispecie da una santommasa che chiedeva spiegazioni, statistiche e magari anche prove giurate di quanto dichiarato. Ce nera abbastanza da scatenare una guerra di posizione, ognuno arroccato sulla sua a lanciarsi teoriche frecciatine di qua e di là dalla linea (bianca, ovviamente ) di confine, ed invece .ieri mattina dopo qualche mail e un paio di telefonate, appuntamento in una scuderia vicina a casa mia. Invece del veleno e dei coltelli portiamo rispettivamente due bottiglie di vino (Giacomo) e una torta di mele (io); ma che strano modo di polemizzare, perdinci.
Comunque, ieri mattina col mio fagotto alla Cappuccetto Rosso sono andata allappuntamento col lupo, che avevo già subodorato essere un po meno terribile di come credevo allinizio: già il fatto di voler far vedere la realtà delle teorie tradotta in cavallo da ferrare in carne e ossa assegna un bonus notevole alla pagella del Rivoluzionario Maniscalco, siamo sinceri.
Il lupo, accidenti, non rispetta le favole: invece dessere almeno un po prevenuto nei confronti di una rompiscatole che gli dà del millantatore (in tono velato, però .), mi saluta sorridente e tranquillissimo e non mi dà manco una ringhiatina, neanche una punzecchiatura anzi, sembra contentissimo di parlarmi di quello che fa, proprio trascinato dalla passione finalmente. Finalmente qualcuno che ti trasmette chiaramente il piacere di spiegarti quello che pensa, parlando mi ammucchia uno dopo laltro in mano tutta una serie di ferri alternativi, alcuni in materiale plastico, altri rinforzati con la lunetta in metallo, poi solo plastici ma più rigidi, e man mano che sollevo dubbi me li sbriciola tutti uno alla volta snocciolando una in fila allaltra esattamente le spiegazioni che mi servivano. No, lusura della plastica non è incompatibile con il tempo necessario alla ricrescita dellunghia fisiologicamente necessaria per una nuova ferratura, sì, la lunetta è stata messa proprio per impedire che i chiodi rompano la gomma dovendo trattenere un materiale elastico che si espande e ritrae ad ogni passo del cavallo .. non trovo niente da dire, tutto logico. E ancora, ferri dalluminio in fusione o ricavati dal materiale attraverso macchine a controllo numerico, quindi non fatti in serie ma disegnati per permettere un più facile stacco dellanteriore per mezzo di una specie di sbarchettatura, meno materiale in punta che permette al piede del cavallo di effettuare il movimento in modo più naturale, come se fosse scalzo e non come è di solito con le sue brave ciabatte di ferro. Oddio, sto tradendo Blasio, ciabatte di ferro? .eh sì, perché parlando parlando (anzi ascoltando ascoltando) comincio a vedere le cose da un altro punto di vista.
Ascolto la spiegazione tecnicamente più corretta dal punto di vista anatomico e di meccanica del movimento che io abbia mai sentito in vita mia sul gesto, sul movimento degli arti di un cavallo, e oltretutto resa perfettamente comprensibile e ben immaginabile dal modo di parlare di Giacomo. Non si compiace di usare termini cattedratici se non sono strettamente indispensabili, e ogni volta che nomina qualcosa di anatomicamente imbarazzante (flessore profondo, lamine sensitive, benda perioplica, lamine cornee e tutti gli altri, sì li abbiamo letti scritti in piccolo da qualche parte, ma raccontare a cosa servono ) ti spiega dovè e come funziona e cosa gli puoi fare di brutto o di bello, e cullata e rassicurata da questa lussuosa sensazione di comprensione mi lascio andare a considerazioni del tutto nuove per una tradizionalista ad oltranza come me.
Bene al riparo della mia solida e compatta calottina cranica (eufemismo) cominciano a rigirarsi dubbi che avevano tranquillamente dormicchiato fino ad oggi: perché mettiamo i ferri ai cavalli? Per impedirne lusura eccedente la ricrescita fisiologica dellunghia, usura dovuta alla nostra necessità di montare il cavallo. Ma a parte questo, cosa è necessario del ferro al cavallo? Il peso? No, quello no, senno i cavalli sarebbero già nati per conto loro con lunghia di bronzo. I chiodi? No, sono alla fine un corpo estraneo, che bravi maniscalchi riescono a mettere senza far danni ma che comunque sono rischi aggiunti, traumi in più per unghie sane e torture per cavalli con problemi; puoi infatti forgiare il ferro più complicato e sostenitivo per un cavallo con la navicolite, ma sempre a martellate glielo devi attaccare e piantare sei o addirittura otto chiodi in un piede la cui struttura è già stata tutta dissestata, rovinata, confusa dal navicolare che sfonda gli altri tessuti e li sposta chissà dove, è andare ad aggiungere compressione e dolore dove già ce ne sono a sufficienza. Per non parlare di rischio di inchiodare tessuti che non andrebbero toccati ma che a causa del problema non sai dove possano essere andati a finire, la scintigrafia non è ancora strumento abituale per i maniscalchi. Sostituiscono lunghia? No, la proteggono, ma non sono e non si comportano come le unghie del cavallo. Nei cavalli bradi, lunghia si consuma come è naturale, in certi punti più che in altri a seconda degli appiombi del cavallo e dei suoi movimenti, esattamente come noi facciamo con le nostre scarpe, che raccontano il modo che abbiamo di camminare. Lunghia si consuma e cresce a seconda della conformazione e quindi dei movimenti peculiari di quel cavallo, il ferro blocca qualsiasi possibilità di compensare anche solo lievemente certe deviazioni di appiombo con unusura più marcata in certi punti piuttosto che in altri. Come può, poi, un materiale rigido sostituirne uno elastico?
Ma fin qui abbiamo solo fatto della filosofia, scaldato le idee: adesso entriamo in scuderia e si fa sul serio, vediamo comè questo benedetto modo di spalmare resina sotto gli zoccoli dei cavalli.
Portano la cavalla che Giacomo deve ferrare, una piccola gentilissima baia di dieci anni. Trenta giorni fa le ha fatto per la prima volta pareggio e applicazione della resina. La cavalla, mi racconta il proprietario, era decisamente incastellata, con piedi piccoli e chiusi e risentimenti conseguenti acuiti dal suo mestiere (s.o.). Chiedo il permesso e mi avvento sui piedi della bella, occhi miei fatevi capanna e cosa vedo? niente ovviamente, sembra decisamente scalza, mi viene fatto di dire come a mio figlio dove hai messo le scarpe? ma mi trattengo in tempo. Appena un rilievo lascia intuire che a un certo punto della muraglia comincia uno strato di qualcosa che non è unghia, le prendo un piede in mano e vedo dove ci sarebbe il ferro una patina grigiastra, sottile come un biscotto. Non una spalmata uniforme di roba, ma una striscia applicata esattamente dove lunghia tocca il terreno e basta, che leggerezza. Mi sembra quasi di immaginare il piacere della cavalla nel poter finalmente sentire il piede allargarsi a dovere, lunghia non costretta rigidamente ma libera di ammortizzare il peso. Non so quanto sia professionale e corretto, ma cerco di ricordare i miei piedi dentro un paio di scarpe strette (ahia) o scalzi (aaaaaaaaaah .) Forse non è poi unidea così peregrina, questa resina ..Giacomo comincia a lavorare, toglie il materiale vecchio con le tenaglie e pareggia leggerissimamente dove serve lunghia, poi tutta loperazione di pulizia necessaria perché la resina catalizzando si attacchi dove deve, sotto e sulla muraglia esterna per garantirne la coesione a lungo, il tutto impacchettato con la pellicola trasparente sino a quando non è indurito a dovere. La cosa prende parecchio tempo, la messa in posa è delicata per via dellaccuratezza che serve ad utilizzare i materiali, ma quello che mi ha maggiormente impressionato è stata la cura che Giacomo mette nel pareggio. Non toglie molto, anzi davvero pochissimo ma in modo ragionato, preciso e sicuro. Intanto osservo che chiaramente il piede della cavalla nella parte inferiore si è un po allargato negli ultimi trenta giorni di crescita, la muraglia non scende perpendicolarmente al terreno, un lato parallelo allaltro, ma svasa verso il basso come non avrebbe chiaramente mai fatto con un ferro normale a costringerne la circonferenza.
Raccolgo da terra uno dei pezzi di resina vecchia, lo cincischio un po e vedo che ha la stessa compattezza dellunghia del cavallo, effettivamente, rigida ma elastica abbastanza da poterla leggermente torcere, senza spezzarsi. Sembra proprio unghia, non più rigida non più molle, solo più omogenea e compatta. Un cucciolo di Jack Russel arriva quatto quatto a rubare quello che ha scambiato per un golosissimo ritaglio di zoccolo, chissà come ci rimarrà male a masticare resina catalizzata al posto di saporita e organica sostanza cornea!
Finito il lavoro e rimessa la cavalla nel box, io tiro fuori la torta di mele e Giac il suo squisitissimo Ramandolo e facciamo merenda nel corridoio tra i cavalli, sbuffando briciole tra una parola e laltra. Mi racconta che anche lui ha cominciato come tanti con la classica scuola militare di Pinerolo, ma poi crescendo si faceva domande imbarazzanti che non avevano risposta da parte dei maestri (perché devo abbassare il tallone nel pareggio, per poi mettere un ferro con le biette per alzare il tallone? .!!!!.) e allora ha cominciato a coltivarne una serie sua indipendente di risposte, per questo osteggiato dai puristi classici ad oltranza, legati alla forgia più che allanatomia equina. Mi saltano agli occhi, nella memoria, i classici quadri di tutti i manuali di mascalcia che espongono tutti i tipi di ferro possibili e immaginabili, panoplie di soluzioni meccaniche a problemi del cavallo sono il blasone di quel modo di intendere la ferratura, e mi balena il pensiero tremendo che forse dedicando troppa cura al ferro in sé stesso, si possa perdere di vista la cosa più importante, cioè lanatomia del cavallo, di quel cavallo in particolare. Lattenzione non va spostata più sulla parte viva, che su quella da forgiare o da applicare tout court, come per la maggior parte dei comuni equini mortali? Amletici dubbi tutti irrisolti, ma purtroppo è tardi. Sparecchiamo bicchieri e piatti dallarmadietto dove li avevamo appoggiati e ci salutiamo, lascio la torta a Giac sperando di farmi perdonare per il mio pessimo carattere e lo abbandono nelle mani dei suoi amici-clienti.
Me ne vado rimuginando pensieri vari: ovvio che per un cavallo normale, sano, la ferratura tradizionale ben fatta è sufficiente. Altrettanto ovvio che se un cavallo ha problemi di qualche tipo, delicatezze e sensibilità particolari potergli far mettere in ordine i piedi in questo modo è un bel regalo, e come dice Giacomo il proprietario paga, ma il mio cliente è il cavallo. Ma perdinci, sono convintissima che con locchio e la cura che mette nel suo lavoro, ferrerebbe benissimo anche alla vecchia maniera però non diteglielo, mi raccomando!
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(Maria Cristina Magri)