
"I pifferai di Hamelin"
... o
forse dovremmo dire i "sussurratori" di Hamelin, per
indicare quei figuri furbi e senza scrupoli che in parte creando,
in parte cavalcando l'onda pubblicitaria del fenomeno
"equitazione naturale", o "doma dolce" o
qualsiasi altra etichetta che indichi l'uso di filosofie e metodi
non violenti nella doma, addestramento o rieducazione del cavallo
(v. il film "The horse whisperer", in Italia
noto come "L'uomo che sussurrava ai cavalli", il libro
di Monty Roberts "L'uomo che ascolta i cavalli" e
ancora di recente gli articoli apparsi in vari contesti,
specialistici o meno, come su "Il Mio Cavallo" di
maggio 2001 e su "Selezione del Reader's Digest" dello
stesso mese) impugnata una capezzina di corda in luogo del più
classico piffero, vanno trascinandosi appresso, a caro prezzo,
schiere di cavalieri "incantati" ?
Lo spettacolo suscita, insieme alla simpatia immediata ed
incondizionata dei sedicenti "veri amanti" del cavallo
(i "carotisti" ad oltranza, quelli che inorridiscono al
solo pensiero di prendere in mano un frustino), altri due generi
di reazioni:
a) curiosità mista a scetticismo, in ogni caso non abbastanza
forti da indurre lo spettatore ad un desiderio di approfondimento
personale e diretto, "tanto il mio cavallo lo tratto
già bene e ci so andare bene lo stesso ...";
b) sorrisini disillusi e scrollate di capo da parte di tanti
istruttori, cavalieri, maniscalchi, veterinari che la sanno
decisamente troppo lunga sui cavalli per pensare che possa essere
davvero stato inventato qualcosa di così nuovo ed efficace in
fatto di metodi di equitazione.
Il solo uso del termine "sussurratore", evocando un
carisma più affine a quello del pifferaio che a quello di un
"professionista che pratica tecniche di etologia equina
applicata", impone doverosa cautela ...
Ma chi - a scanso di truffe - ha il diritto di fregiarsi della
patente di vero sussurratore e da che scuola proviene, ammesso
che simile patente e simile scuola ci siano ?
In realtà la caccia al sussurratore per antonomasia è in pieno
svolgimento, così come le ricerche storiche sui precursori del
fenomeno.
A titolo di curiosità possiamo menzionare (grazie al contributo
di un amico: thanks, Muchachito !) lo statunitense John
Solomon Rarey, vissuto tra il 1827 ed il 1866 (quando ancora i
vari Roberts, Parelli, Hunt, Lyons & co. dovevano fare la
loro comparsa sulla scena dell'equitazione mondiale) e citato
proprio nel romanzo di Nicholas Evans "L'uomo che sussurrava
ai cavalli"; il suo libro "The complete Horse Tamer"
risulta essere stato tradotto in italiano e pubblicato a Firenze
già nel 1858.
Di questo genere di fenomeni si fa un crescente parlare,
purtroppo accompagnato da una brutta abitudine, diffusa in tanti
altri ambienti e contesti: la superficialità, della serie "che
ne sappia o meno, che abbia visto e provato o meno, l'importante
è che dica la mia, motivandola in qualche modo"; a cui
fa compagnia il pregiudizio, della serie "siccome me
l'ha detto il mio istruttore dev'essere senz'altro così".
L'equitazione "virtuale" o "teorica",
"da salotto" o da "club house",
quella insomma che viene praticata con la bocca anziché ... col
sedere, è la disciplina equestre senz'altro più diffusa in
Italia, indipendentemente da questioni di razza, morfologia o
età del cavallo, ovvero da questioni di abbigliamento, cultura o
provenienza geografica del cavaliere.
E' quindi troppo definire anche solo "sommari" i
giudizi che provengono non solo dagli appartenenti a questa
diffusa disciplina, ma anche da parte di cavalieri
"effettivi" che si fidano ciecamente della propria
esperienza tanto da sentirsela di emettere un giudizio critico
(quasi sempre negativo) indipendentemente da una personale e
diretta sperimentazione, cosa che - vocabolario italiano alla
mano - dovrebbe chiamarsi in verità "presunzione".
A zoppicare da questa gamba, comunque, ci sono anche coloro che -
altrettanto senza motivi né conoscenze - approvano ed applaudono
incondizionatamente i fautori dell'equitazione naturale.
I "carotisti", come li abbiamo chiamati sopra, che
pensano - ad esempio - ad una "doma dolce", ma così
"dolce" da ... creare problemi di diabete a cavallo e
cavaliere !!!
Essi fraintendono quasi sempre il concetto della "non
violenza" e lo interpretano come "non forza" o
"non energia", anziché come "non
cattiveria", pensando che sia possibile domare un cavallo
con la sola forza di un bambino e dimenticando che un uomo ha il
diritto/dovere di usare con un cavallo (probabilmente senza
riuscirci) la stessa forza che gli userebbe un altro cavallo, a
patto di farlo rispettando le stesse condizioni comportamentali
che un altro cavallo mostra di rispettare: mentre non ci sono
slealtà ed infrazioni al codice etico e sociale di horseland,
ce ne sono tante in ogni contesto sociale umano ...
Ringraziando gli amici che hanno alimentato riflessioni e
discussioni cui ho partecipato sia di persona, che su forum,
via e-mail ed in chat, credo che sia possibile,
e per certi versi doveroso, cercare di fare una operazione di
filtraggio e di setacciatura circa i contenuti che vengono
propagandati dai moderni metodi di equitazione naturale, diversi
dei quali non sono ancora giunti, o incominciano appena a fare
capolino, nel panorama italiano.
Da parte si possono mettere certe "sensazionalità"
della serie "ho un cavallo che ha così voglia di
lavorare che mi galoppa incontro e mi porge la sella affinché
gliela metta e che ha così fiducia e rispetto verso i miei
ordini che sale sul trailer anche in retromarcia e si fa mettere
in equilibrio su un ditale, basta che glielo chieda con uno
sguardo": non si può togliere nulla in termini di
significato, non si può negare che certi esercizi presuppongano
livelli molto alti di fiducia e rispetto da parte dell'animale,
ma non si può nemmeno negare che la loro utilità sfugge e resta
latente alla mentalità ed alle necessità quotidiane della
maggior parte dei binomi, onde sotto questo profilo l'attrattiva
che esercitano è quasi zero.
Da parte vanno pure collocate le conquiste del semplice buon
senso, cioè quell'insieme di buone abitudini pratiche e di
regole d'esperienza che tutti coloro che hanno frequentato il
cavallo per un po' di anni hanno più o meno finito con
l'acquisire. E' la pratica, e non qualche intuizione particolare,
che permette di arrivarci, anche se è vero che comunque
l'apprendimento guidato da un maestro è strada più corta e
facile rispetto all'autodidattica.
Cosa rimane ?
Rimangono anzitutto le conoscenze - e relative prese di coscienza
- che ha acquisito in tempi recenti la scienza etologica.
Il cavallo è naturalmente un predato; l'uomo è un predatore.
Ciascuno dei due ha caratteristiche fisiche peculiari al ruolo
naturale che occupa.
Ciascuno dei due segue schemi mentali istintivi che gli sono
peculiari, e risponde in modo diverso, talora opposto, a
determinati stimoli; inoltre è attratto e/o motivato da
prospettive particolari e diverse.
Il cavallo è una specie precoce, ma anche da adulto impara
velocemente e dimentica difficilmente, specie in funzione
dell'impressione di piacere o di dolore che lasciano in lui certe
situazioni.
La cooperazione del cavallo alle esigenze umane può essere
ottenuta con differenti gradi e livelli di comunicazione, con un
maggiore o minore uso dell'intimidazione, della coercizione, del
dolore.
Esiste una comunicazione non verbale, un linguaggio corporale
praticato dai cavalli e da loro riconosciuto quando usato
dall'uomo.
La società equina si regge sulla gerarchia, e questa si esprime
attraverso manifestazioni di dominanza e sudditanza, fatte di un
gioco di mosse e di atteggiamenti, di sfide e di vittorie.
Il cavallo, superata (anche se non del tutto) la paura verso
l'uomo, tende ad inquadrarlo ed a collocarlo nell'ambito di un
rapporto gerarchico fatto di dominanza e sudditanza, a volte
anche alternate ed intermittenti.
Rimangono, conseguentemente, le applicazioni di queste conoscenze
alla pratica equestre, che non c'è spazio per spiegare qui, ma
che sono ciò che contraddistingue i moderni metodi di
equitazione naturale, mettendoli in contrapposizione ai metodi
"tradizionali", retaggio in larghissima parte della
cultura cavalleresca militare (basti pensare all'uso di montare e
smontare sempre e solo dalla parte sinistra del cavallo: una
necessità per chi porta la spada, un handicap per chi
non la porta !!!), con spunti non particolarmente originali ed
eccedenti a livello monotono sia verso la carota che verso il
bastone.
Rimane anche l'invito a bandire l'uso di metodi e di strumenti
particolarmente coercitivi o inutilmente dolorosi, specie in
fatto di imboccature e finimenti, e l'invito ad approcciare le
situazioni critiche con l'atteggiamento del "cervello più
fine" anziché del "morso più severo", in nome
del principio che il fine, in questi casi, NON giustifica i
mezzi.
Una manifestazione di disobbedienza o di insofferenza non viene
semplicemente repressa; viene piuttosto analizzata in radice,
allo scopo - metaforicamente parlando - di sostituire piuttosto
la tegola rotta anziché raccogliere la goccia nel catino quando
il tetto ha una perdita.
A partire dalla doma, quasi tutto il cavallo può essere portato
a fare anche con i metodi tradizionali, secondo tempi e modalità
preferite e preferibili (per natura e/o convenienza economica
tutte umane) dall'uomo, ma non necessariamente anche dal cavallo,
anzi; questa è la differenza che conta nel cuore o nella mente
di coloro che hanno seguito l'iniziale curiosità di conoscere
l'equitazione naturale, fino a farne una strada maestra,
scegliendo di non sacrificare i mezzi in nome del fine, ed anzi
accettando in teoria il rischio di vedere il primo sacrificato in
nome dei secondi: che soddisfazione c'è a legare, imbavagliare e
sequestrare una persona pur di poterla portare al cinema o in
pizzeria ?
Per queste persone continuano, e continueranno a suonare, i
pifferai di Hamelin.
A caro prezzo ?
Dipende da quanto conta il risultato (il benessere fisico,
mentale ed emotivo del cavallo prima di ogni altra cosa).
E' l'osservazione critica forse più ricorrente tra quelle che
sono rivolte ai divulgatori delle tecniche di equitazione
naturale: costose le lezioni, costosa - per quanto semplice -
l'attrezzatura.
E' vero. Sotto questo aspetto, questo settore di equitazione non
sfugge affatto alle normali regole di mercato, a cominciare dalla
legge sulla misura del prezzo determinata dalla proporzione tra
domanda ed offerta.
Anche qui, tuttavia, c'è da aspettarsi che con la diffusione
delle conoscenze e l'aumento delle persone in grado sia di
praticare che di insegnare (aspetti non coincidenti ...)
l'equitazione naturale si attui una riequilibratura spontanea, e
forse i primi segnali ci sono già.
"Ai posteri l'ardua sentenza ..."
Eugenio
R.
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