"Chi dice donna, dice ... leader !!!"

Approfitto volentieri dell’opportunità che ho avuto dagli amici di Horseland, che hanno applaudito la mia idea di voler scrivere qualcosa a difesa del sesso femminile, sia del mondo bipede che del mondo quadrupede, cominciando proprio dal secondo.
Cari maschietti, dopo tutti i films, i racconti, e i miti sugli stalloni, la verità cruda è che nel mondo dei cavalli non è la forza a dominare, ma la saggezza, e quest’ultima è femmina, o meglio ... fattrice.
Ebbene sì ! Per chi non lo sapesse, i branchi di cavalli in libertà (dove ancora ne esistono) sono guidati quasi sempre da una vecchia femmina, che sceglie i luoghi ed i tempi per il pascolo, l’abbeverata, il riposo notturno, e che si incarica di "tenere ordine" nel branco, andando personalmente a "sgridare" i giovani puledri irrequieti.
Mentre la figura del maschio dominante può cambiare spesso (quando lo stallone non è più tanto giovane, né forte, un pretendente lo scalza dal trono, dopo lotte sanguinose e non di rado mortali ...) la figura della femmina dominante (predatori permettendo) è destinata a durare nel tempo.
Anche perché il branco riconosce istintivamente e dà fiducia all’esperienza che le deriva dall’età: essere vecchi significa essere sopravvissuti ad un sacco di pericoli e di predatori; tra il giovane stallone e la vecchia fattrice, non c’è ombra di dubbio su chi deve fare le scelte importanti per la sopravvivenza di tutti.
Certo, all’"equo-macho" non mancano le occasioni per sfoggiare i muscoli, sia con gli sfidanti che coi predatori; ma l’autorità e la dominanza esercitata dalla femmina non sono in funzione della forza fisica, bensì della saggezza.
E questa dovrebbe dirla lunga all’essere umano, il cui obiettivo ultimo (benché non dichiarato, e spesso nemmeno cosciente) è quello di poter esercitare sul cavallo tutta l’autorità di un leader, ossia di un soggetto che gode non solo della fiducia, ma anche del rispetto, e quindi dell’obbedienza, del cavallo. Ossia quello che gli etologi chiamano il membro "Alpha" del branco.
Per secoli la tradizione equestre ha conosciuto metodi imperniati sull’uso della forza, come se la nostra corona da dominante fosse da imporre al cavallo, però con maniere e stili tutti umani.
L’uomo al centro e signore del creato, superiore e padrone di tutte le creature: è un’idea, un’immagine, una cultura vecchia come il mondo.
Ed anche assai maschilista.
Poche davvero le esperienze e le culture di segno opposto; fra queste quella dei pellirosse nordamericani, che si consideravano abitanti della terra con pari dignità di tutte le altre creature, cavallo incluso. Il cavallo era un partner, un amico prezioso, un alleato da guadagnare e da non perdere (da lui poteva dipendere in certi casi la sopravvivenza dell’uomo); altro che una "bestia" da "domare".
A fare le spese delle culture violente e maschiliste siamo state per secoli, insieme ai cavalli, proprio noi donne.
Ma noi donne, con la nostra sensibilità, rappresentiamo l’alternativa all’approccio duro, quello da "macho", quello che di solito confina il cavallo in una sfera (pericolosa) di paura.
Molte grooms hanno le chiavi del cuore dei cavalli, che nemmeno i fantini posseggono.
Noi donne sappiamo far sentire al cavallo il calore di un affetto che scioglie le sue diffidenze, le sue istintive paure di predato... è come se fosse un’alleanza tra predati.
E’ forse per questo che siamo a volte vittime di un eccesso di tenerezza, e cioè del fatto che i nostri amati "coniglioni" si sentono talmente a loro agio tra le nostre braccia da prendere pian piano il comando, sino a trattarci come servili damigelle di compagnia ...
Io, ad esempio, sono stata ammalata di questa "sindrome della crocerossina innamorata" fino a quando ho meditato con un attimo di distacco sulle scene quotidiane del ménage col mio "lui" a quattro zampe: trascinata per la lunghina in giro per il maneggio, spinta o schiacciata a musate qua e là, usata come "grattamuso" contro i pruriti da testiera, sbeffeggiata nell’insellaggio (dovevo salire in piedi su un secchiello per mettergli l’imboccatura), pestata (intenzionalmente, secondo me !!!) sui calli in alcune occasioni, e minacciata nel box; e d’altro canto lo vedevo così insofferente a prendere la sella in spalle, a farsi stringere il sottopancia, ed a fare le solite, quotidiane, banalissime cose della vita da maneggio ...
Un’amica carissima mi ha raccontato qualche tempo fa delle tecniche moderne di addestramento e di equitazione naturale, e mi ha poi dato delle videocassette da vedere. Mi ha anche detto che il primo istruttore non statunitense della scuola di Monty Roberts è una ragazza inglese; ho anche saputo del metodo messo a punto da Linda Tellington-Jones, ed ho visto sul sito internet di Pat Parelli che ci sono tantissime valide istruttrici.
L’ho presa come una sfida: verso me stessa, verso i miei "colleghi di sella" e verso il mio "lui" a quattro zampe ...
Ho cominciato a lavorare con tecniche nuove ed ho avuto già (oltre a tanti sguardi scettici - o invidiosi ? J) i primi risultati, con tantissima soddisfazione.
Tra un po’ di tempo vi saprò dire se ho potuto riaffermare nei confronti di tutti il nostro "naturale" ruolo di leader ... e mi raccomando, amiche amazzoni, fate altrettanto !!!
Con affetto e simpatia. Baciotti !!!
(Chiara L.)

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