"... a me quello non capiterà mai !"

Tra gli argomenti di conversazione preferiti dalla gente di cavalli, un tema che solitamente produce grandi divisioni è quello che riguarda i cavalli interi e gli stalloni (a seconda che esercitino o meno la funzione riproduttiva).
Si sente molta discordanza di opinioni, e questo perché - di fatto - possono essere assai diverse ed antitetiche le esperienze che l'uomo può vivere gestendo un cavallo intero o uno stallone, spaziando dal soggetto di indole particolarmente mite al vero "cavallo da incubo".
Questi diversi punti di vista, benché singolarmente validi e veri, sono troppo soggettivi ed inattendibili per una generalizzazione, e quindi le campane preferibili sono necessariamente le persone che per motivi professionali hanno al loro attivo la più vasta esperienza e conoscenza possibile in fatto di stalloni: allevatori, etologi, addestratori.
Tra queste ho trovato utili spunti di riflessione in alcuni pensieri (senza pretese di completezza) in tema di stalloni espressi da Pat Parelli (e pubblicati in un articolo apparso sulla rivista di natural horsemanship "Savvy" dell'aprile 1999). Il racconto di alcuni episodi "estremi" (Parelli parla di una donna che è stata uccisa dal proprio stallone con un morso alla gola che le ha strappato l'esofago, di un'altra persona alla quale uno stallone ha tranciato due dita della mano sfilandone i tendini dall'avambraccio; lui stesso ammette di essere stato afferrato e trascinato da stalloni in un paio di occasioni; pare che perfino un orso grizzly abbia abbandonato il combattimento con uno stallone !) non serve tanto a fare impressione, quanto a veicolare il messaggio che il "pianeta stalloni" contiene problematiche e prospettive molto più complesse, che richiedono uno specifico livello di competenza che è difficilmente acquisibile dalla normale esperienza del cavallo che ci si fa con le femmine e coi castroni.
Il compito naturale dello stallone è quello di dominare per procreare, combattendo fino alla morte se necessario: lo stallone diventa più forte, coraggioso, e determinato che mai, i suoi ormoni diventano "combustibile per razzi", e mischiati con l'adrenalina i testosteroni decuplicano il suo potenziale: anche gli stalloni che appaiono più miti, possono trasformarsi in tornado non appena si creano le condizioni che innescano questi primordiali istinti.
Il semplice pizzicare del puledro, che col tempo si trasforma in un vero morso, essendo finalizzato ad esprimere o verificare la condizione di dominanza sul destinatario, non è altro che un sintomo precoce del "programma esistenziale" che la natura mette all'interno del cavallo maschio intero in un modo che non trova eguali nelle femmine e nei castroni, benché non estranei ai giochi della dominanza all'interno del branco.
Questo istinto è sì meno intenso in alcuni soggetti che in altri, ed è temperato o acutizzato dalle condizioni in cui vive il cavallo.
Il puledro che cresce in mezzo ad altri cavalli, maschi e femmine, riceve da questi e sin dai primi passi all'interno del gruppo una particolare educazione alla vita sociale; è proprio "leccandosi le ferite" che apprende il rispetto e sviluppa una certa dose di autocontrollo. Fortunatamente, le "discussioni" sono assai rapide e fatte in condizioni ideali: ove non basti il gesto, il contatto di denti o di zoccoli sferrati è doloroso ma senza serie conseguenze.
Queste condizioni sono pressoché impraticabili e di fatto impraticate per il cavallo addomesticato, che si trova assai spesso a vivere una realtà agli antipodi di quella naturale: rinchiuso, evitando ogni contatto fisico con i suoi simili, tranne quando gli viene presentata una fattrice in un momento di disponibilità all'accoppiamento, e che magari non può neanche difendersi dai suoi modi rudi perché legata o impastoiata.
Praticamente lo stallone diventa un carcerato al quale è permesso, di tanto in tanto, lo stupro di qualche cavalla: salvo che sia educato perché di indole particolarmente mite, difficilmente potrà essere un cavallo facile da maneggiare.
Inoltre molti proprietari non hanno (in nome della natura ?) il coraggio di far castrare il proprio cavallo senza pensare che se l'animale non può avere una naturale vita sessuale (cioè la possibilità di accoppiarsi diverse volte all'anno) è destinato ad un'esistenza frustrata e depressa, poiché la sua carica ormonale rimane inutilizzata.
Questo può essere il prezzo che il cavallo intero deve pagare per l'apprezzamento che l'uomo ha - per altri versi, quale quello agonistico - per le sue particolari doti rispetto ai castroni o alle femmine.
Resta il fatto che talvolta i proprietari o i cavalieri, che sottovalutino il cavallo e/o sopravvalutino se stessi, non sono sufficientemente esperti e preparati di fronte ad una brutta situazione, che può capitare in modo imprevisto; anche se gli incidenti gravi o addirittura mortali sono per fortuna pochi, tuttavia i più - messi in guardia su rischi e pericoli della "avventura stallone" - solitamente rispondono "...a me quello non capiterà mai !".

Alessandro R.

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